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A casa dai miei

Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque

A casa dai miei


Mio fratello mi telefona sul posto di lavoro, mi racconta che mia madre è stata di nuovo picchiata da quello stronzo di mio padre. Prendo un permesso e corro a casa dei miei.
Mia madre non c’è. E’ scappata via, dalla vicina credo.
Mio padre casca dalle nuvole e dice che di questa storia non ne sa nulla. Ma il vetro rotto della porta del bagno lo tradisce. Nel frattempo arriva mio fratello e le cose vanno meglio, non c’è rissa, anche se ho voglia di rompergli la faccia.
“Sei proprio una testa di cazzo!” Dico io alzando la voce.
Lui, mio padre, abbozza un grugnito.
“Questa è l’ultima volta che lo fai, sbraita mio fratello!”
Raccogliamo quello che possiamo di nostra madre, vestiti, oggetti e quant’altro e passiamo a prenderla. Mio fratello se la porta a casa ancora con le lacrime che scivolano sulla faccia piena di graffi e lividi.
Mi chiedo perché certa gente metta su famiglia, quando l’unico modo di vivere che conosce è quello di un lottatore al centro di un’arena.




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