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Budda mi tende una mano

Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque

Budda mi tende una mano


Mentre per me si avvicina sempre più il giorno della libertà, Budda è spesso taciturno, lui dentro ci dovrà restare tutta la vita, non credo nemmeno che voglia uscire.
“Cosa pensi di fare, una volta fuori.”
“Ricominciare.”
“Ok. Ma cosa? Hai un’idea?”
“Mi piacerebbe fare il commesso in un negozio di abbigliamento o qualcosa del genere, niente di speciale. Voglio solo stare a contatto con la gente.”
“Ho un amico, che da tempo cerca un socio per aprire un’attività, una qualsiasi. Ha solo bisogno di cui fidarsi …”
“Sarebbe fantastico, ma non ho un soldo, e non so nemmeno dove andare a prendere quelli che devo a mio fratello.”
“Di quelli non preoccuparti. Ho una bella somma in banca sul conto del mio amico, me li custodisce lui, nel caso ne avessi bisogno e non credo che ne avrò mai, perché di qui non uscirò tanto facilmente, se anche potessi sarei troppo vecchio per vivere di nuovo là fuori.”
“Non posso accettarli.”
“Non sono sporchi, li ho guadagnati onestamente.”
“Non è per questo …non lo trovo giusto.”
“E cosa lo è?”
“Chi è il tuo amico?”
“Si chiama Jay, ed è l’uomo migliore che abbia mai incontrato, anche se in verità non ho conosciuto molte persone. Se sei d’accordo lo contatterò domani stesso.”
“Come fai a sapere che puoi fidarti di me?”
“Lo so e basta.”
“Perché lo fai?”
“Vorrei che tu vivessi al posto mio, e rimediassi ai miei errori. So che non sarà possibile, ma illudermi che lo sia, mi aiuterebbe a sopportare.”
A volte le tigri nascondono un cerbiatto, non si può mai dire.



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