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Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque
Diario di…
Se faccio un resoconto del mio passato, mi rendo conto che più che chilometri ho fatto cazzate, infatti, il senso di totale immobilità che mi perseguita da sempre, in questo luogo si è addormentato. Forse è perché ho cominciato a viaggiare con la testa, ho smesso di vivere di luoghi comuni, di frasi fatte, di rapporti superflui, di ricordi inutili, perché in questa prigione ho dovuto fare i conti con me stesso e con ciò che mi circonda là fuori. Ci sono terre che non ho mai visto e di cui non mi è mai importata l’esistenza, ci sono popoli che vivono in modo completamente diverso dal nostro e che noi riteniamo inferiori, perché non si stonano con il materialismo che contraddistingue la nostra società. In biblioteca ho potuto esaminare un libro sul popolo Tibetano ed ho visto fotografie che ritraevano folle mentre si bagnavano nel Gange a Benares, ho letto dei Mahori, il popolo tatuato e dei Tuareg, che ancora oggi attraversano il Sahara con le loro carovane.
Mentre tutto questo accadeva, dove ero io?
Cosa mi spingeva ad assumere quell’arrogante atteggiamento di superiorità, quando in effetti ero, e continuo ad essere, un perfetto ignorante?
E per colpa di persone come me, che interi popoli come i nativi americani sono stati decimati sino a quasi l’estinzione?
Suppongo di si.
Se non avessi tenuto un diario, è probabile che nulla di ciò che ho vissuto sarebbe restato a testimoniare la mia vita inutile, e la mia esistenza sarebbe stata come l’acqua che si perde nella sabbia. Sono grato a queste pagine, che mi parlano di qualcuno che è morto, e che ho seppellito profondamente nel mio cuore.
Questo diario, quello di un qualunque coglione, è la mia memoria e ad oggi è tutto quello che ho.
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