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Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque
Giorno, nel cesso al lavoro
Confuso.
Confuso.
Confuso.
Dio mio! Non ci riesco, mi sforzo …ma proprio non ci riesco. Dio Mio! Confuso.
Nove mesi di incubazione, come una malattia grave.
Poi nasco. Cresco. Divento adulto, nel peggiore dei modi. Ho un nome. Una carta di riconoscimento. Un lavoro. Sono il fottuto numero 198 di un fottutissimo impiego statale.
Invecchio e sono morto.
Vaffanculo!
<In aperta campagna/Nulla di soave o angelico/Un caldo torrido ed asfissiante/Piuttosto/Terra arida e secca/Asciutta come la mia lingua/Ho sete/Ho la borraccia colma d'olio/Indosso una camicia molto pesante/Vorrei poterla togliere/Nulla da fare/Solo strisciare per il campo di grano/I vermi/L'hanno già abbandonato da tempo/I corvi fanno buona guardia/I corvi/Ho sempre di che sfamarli/Sono molti/Raggruppati sui cavi telefonici/Sulle staccionate dei recinti/I corvi/Neri/Stanno lì corvando/Sino alla metà del pomeriggio circa/Al centro del campo/C'è un pozzo/E' lì che vado ad annegare/Quando sento la necessità/Di rimanere un poco solo/Fuori dal baccano/E dai vari pigolii del mondo/Mi lascio affondare nella melma/A volte/ Altre invece/Mi squarcio le tempie con un cacciavite/Per non accusare il dolore poi/Di una eventuale caduta sbagliata/Al pozzo/Nel centro del campo/Mi reco ogni volta/A riacquistare la forza di vivere ancora/Ed i corvi/Neri…>
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