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Giovedì

Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque

Giovedì


Non mi reco a lavoro e nemmeno telefono per avvertire. 'Fanculo! Tutte queste responsabilità mi soffocano. Vorrei vivere senza dipendere da nessuno, vorrei vivere senza guardare due volte la stessa faccia, vorrei poter vivere senza respirare le parole inutili di quelli che mi circondano.
Vorrei solo poter vivere.
Sento che oggi mi gira bene e quando mi gira bene mi viene duro. L'ideale sarebbe scoparsi qualche troia di passaggio e poi immerdarsi in qualche locale alla sera. Prima però voglio fare degli acquisti.
Mi ritrovo a cazzeggiare per la city con il sole che mi batte sulla faccia, così metto gli occhiali che rubato ieri sera a Huna. Dopo essermi fermato a vedere un paio di vetrine d'abbigliamento, entro nel solito store di tutto un po' e, tutto eccitato, mi butto nel reparto compact disc. Compero l'ultimo di Prince. L'ultimo di David Bowie. L'ultimo di Brian Ferry. L'ultimo di Madonna.
Sono in lira, me li posso permettere.
Lancio un'occhiata alla commessa con le labbra da maiala, ma subito guardo altrove, culo grosso, tette piccole. A me piacciono piuttosto voluminose con dei bei culi regolari. Il mio ideale è del tipo sirena, ma con le gambe, non deve sembrare affatto una scrofa.
Mi farei la cassiera però.
Esco. Ho fame, mi faccio un paninazzo al Blue bar. Telefono a Terry e ci diamo appuntamento da lei. Compero due birre e me le scolo per strada. Mi fermo quando il semaforo diventa rosso.
Attraverso.
Un gruppo di magrebini è radunato davanti ad un'auto francese. A guardarli fanno cagare, così tiro dritto per il disgusto, non sono un naziskin ma odio quelle loro facce di cazzo moscio. Sono tentato di prenderli a calci nelle palle. Uno di loro mi guarda di brutto, io mi fermo. Lo fisso. Un paio di loro si muovono nella mia direzione.
Un pulotto vede la scena e nota la tensione che si sta accumulando, mette la mano sulla fondina. I merdosi arabi borbottano qualcosa fra di loro poi tornano indietro. Riprendo a camminare, sono stati fortunati quei bastardi.
Incontro qualcuno di cui non ricordo il nome, eppure ha una tale faccia di cazzo …comunque gli scrocco una sigaretta anche se non fumo. Parliamo del più e del meno, dei suoi capelli, della sua ragazza, dei suoi fottuti genitori ricchi, di quanto è bravo suo fratello, dei suoi stramaledetti pantaloni, poi quando sto per ammazzarlo si dilegua con una scusa qualsiasi.
Poco più avanti intravedo dall'altro lato della via un'armeria, proprio quello che mi occorreva. Entro, naturalmente.
Un commesso grassoccio con la faccia butterata e da furbetto mi chiede cosa desidero. Mi levo gli occhiali di Huna e lo prego di farmi vedere delle lame affilate. Resta un momento a guardarmi perplesso poi sparisce.
Ritorna con quattro o cinque lamazze giapponesi taglientissime. Mi sento tutto intruppato. Prendo uno dei coltelli e lo esamino, ne valuto l'acciaio, l'impugnatura, il peso. Troppo voluminoso. Ne prendo un altro, bellissimo ma poco maneggevole. Infine trovo ciò che fa al caso mio, un pezzo davvero interessante. Impugnatura di gomma, lama seghettata ed affilatissima. Lo pago. Guardo ancora il commesso grassoccio e penso che mi piacerebbe tagliargli la faccia a fette e a quanto sangue ne uscirebbe. Povero ciccione di merda.
Pazienza non si può avere tutto.
Guardo l'orologio e noto che sono in ritardo all'appuntamento con quella troia di Terry, devo proprio muovermi. Faccio due conti e mi rendo conto che ho speso un bel po' di grana oggi. Ne valeva la pena.
Affretto il passo poi mi chiedo chi me lo fa fare ad affannarmi così tanto, che aspetti la stronza!
Terry ed io ci vediamo solo per scopare, suo marito, il cornuto, lavora tutto il giorno e rientra soltanto alla sera tardi, così lei può farselo infilare da chi vuole.
Salgo per due piani e lei è già lì ad aspettarmi sulla porta con indosso solo le mutande. Tutto arrapato entro mentre lei mi ha già slacciato la cintura e tirato giù i pantaloni per poterlo prendere in bocca.
Terry non è proprio una gran figa, ma ha due belle tette ed è per questo che me la scopo.
Però oggi non va.
"Mi fai male." Le dico.
Ma lei è così goduta che non mi sente.
"Mi stai facendo male!" le urlo ancora. Poi la prendo per i capelli e la allontano, le do un cazzotto in bocca e la faccio sanguinare.
"Ma cosa ti prende! Sei stronzo!"
Senza pensarci due volte comincio a darle calci sulla faccia e nello stomaco. Incredula non riesce nemmeno a strillare, poi il dolore comincia a farsi sentire e si mette a frignare.
Incazzato come una bestia mi tiro su i jeans, ma prima mi avvicino a lei e le piscio addosso.
"Scordati il mio numero di telefono, stronza! O sono guai per te." Le dico con voce tremante, ma dura.
"Sei un bastardo Sion …un maledetto bastardo!"
"'Fanculo!" Le urlo mentre me ne vado sbattendo la porta. Faccio le scale di corsa, e prima di mettere piede fuori dal palazzo, ricordo di avere con me il coltello, quasi quasi torno di sopra e le taglio la lingua, poi ci ripenso, amo troppo la libertà e non voglio avere guai per una succhiacazzi. Mi calmo e dopo un paio di minuti, mi affaccio sulla strada ed inspiro una boccata d'aria. Fa male ai polmoni, ma mi da la certezza di essere ancora vivo.







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