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Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque
Il sogno del druido pinguino
Sono elettrizzato! Completamente estasiato nell'apprendere da una rivista specializzata nel genere, che i Cure hanno realizzato un nuovo lavoro distribuito in cd da oggi.
Voglio essere tra i primi ad acquistare le nuove canzoni di Robert Smith. Il nuovo album si intitola NEW HEAVEN, e contiene soltanto cinque pezzi di lunga durata.
La copertina è un insieme di fiori colorati, con uno splendido sfondo di cielo blu polarizzato. Al centro di questa miriade di colori un'esile figura nera è inginocchiata con le mani congiunte in preghiera, e lo sguardo rivolto verso l'alto.
Soltanto la copertina vale il costo dell'intero prodotto.
Sono davanti al Virgin Store dal mattino di buon ora aspettando che apra, e, mentre osservo le ultime novità in vetrina mi accorgo che il negozio ha già spalancato le sue porte scorrevoli, e da un pezzo ormai a giudicare dalla fiumana di gente che entra ed esce.
Subito mi precipito dentro e mi accodo ai banchi di vendita. Mentre aspetto impaziente il mio turno, mi guardo attorno e noto con dispiacere che la disposizione del negozio è cambiata dall'ultima volta che ci sono stato, due giorni fa credo, ora più ora meno.
Controllo più volte nelle tasche per essere sicuro di avere i soldi e devo ammettere di essere tentato di comperarne due copie.
Quando viene il mio turno, Rose non è lì a servire i clienti, bensì un altro commesso. Non è antipatico, ma ero abituato alle gentilezze di Rose.
Appena mi vede, l'uomo mi riconosce e mi dice che ha già messo da parte ciò che gli avevo chiesto, nonostante io non abbia ordinato proprio nulla ultimamente.
<Ecco qui il tuo compact disk, Sion, è arrivato proprio ieri.>
<Grazie, siete sempre molto gentili, qui.> Dico.
<Ma quando sta per battere sul registratore di cassa, mi accorgo con grande incazzatura che sta per rifilarmi una copia di un'opera di Pavarotti, una vera porcheria, un insulto per le mie orecchie.
<Un momento, cosa cazzo significa? Cos'è quella merda di roba?> Gli urlo minacciandolo di morderlo sul cranio.
<Guarda che è proprio ciò che mi avevi chiesto, ho qui la nota, vuoi vederla?> Risponde lui con l'aria pacata di chi ti sta fregando.
<E' chiaro che vuoi mettermela nel culo> - dico io cercando di darmi una calmata - <sono anni che mi servo in questo negozio e non ho mai comperato schifezze simili, e lo sai bene! Tutti quanti, qui dentro, conoscono i miei gusti musicali!>
<Imbestialito come una capra tibetana mi guardo attorno.
<Dov'è Rose, voglio parlare con lei.>
<Non c'è.>
<Ma come cazzo hai potuto, anche solo pensarlo, che potesse interessarmi ascoltare quel fottuto di Pavarotti? Dimmi come è potuto accadere?>Gli urlo in faccia.
La risposta del commesso è mite ed alquanto stupida.
<Vedi, Sion, dal momento che ti sei lasciato crescere un po' di barba e considerando che anche Pavarotti ce l'ha, ho creduto che prima o poi ti sarebbe interessato ascoltare qualche sua opera.>
Incredulo e completamente spiazzato, chiedo a bassa voce un po' tremolante, il cd dei Cure, che nel frattempo è andato a ruba. Senza aggiungere una parola esco dal negozio ripromettendomi, che se mai dovessi incontrare quel demente di commesso per la strada, devo dargli così tante legnate da lasciarlo rincretinito per un anno o due.
Sto ancora imprecando fra me e me, quando mi rendo conto che è già calato il buio sulla città.
Le strade sono deserte, l'illuminazione è scarsa ed una leggera nebbiolina compare all'improvviso. Guardo l'ora ma l'orologio è fermo. Non capisco, come è potuto accadere, è tardi, probabilmente sono di servizio. Sarà meglio rincasare.
Mi avvio non so dove, perché non riesco a riconoscere nemmeno una strada, ho paura di perdermi fra i vicoli tenebrosi che mi si presentano davanti.
Ho freddo, non ho più i vestiti, indosso soltanto una maglietta di cotone e le scarpe da ginnastica, è tutto così ridicolo ed incredibile!
Con le mani cerco di coprirmi come posso, poi, come se non bastasse, una scolaresca mi passa davanti, e mi chiedo cosa ci fa un gruppo di ragazzine nel mezzo della notte.
Sempre che sia notte.
Comunque le loro occhiate sono imbarazzanti, quelle degli adulti che le accompagnano un po' meno, direi quasi fulminanti. Cos'è non hanno mai visto un uccello?
Supero quel momento di vergogna e mi allontano. Mi infilo fra i vicoli e comincio a correre evitando l'immondizia e saltando steccati sino a quando una piazza non mi si presenta davanti in tutta la sua ampiezza.
E' circolare ed i palazzi che la circondano ricordano la disposizione dei monoliti di Stonehenge.
Un discreto gruppo di persone sono riunite al centro della piazza tutti intorno ad una specie di altare e stanno cantando un inno sacro, credo. Più mi avvicino e più mi pare di riconoscre la melodia, non voglio ammetterlo a me stesso, ma dentro di me so che è un pezzo lirico di Pavarottinculo.!
Tutti smettono di cantare quando si accorgono della mia presenza, uno di essi mi viene incontro offrendomi degli indumenti. S'inchina e mi chiama <Maestro>.
Comincio a credere che sia un pazzo, anzi lo devono essere tutti. Noto le loro lunghe vesti bianche e le mantelline nere, i loro cappucci genere Klu Klux Klan, anch'essi neri, hanno all'altezza del naso un becco giallo-arancione.
Lo squillo di un telefono squarcia le tenebre, il suono è notevolmente amplificato dall'assoluto silenzio.
E' per me.
E' Pal, il mio parrucchiere, che mi chiede quando mi sarà possibile andarlo a trovare, dice che ha delle cose nuove da farmi ascoltare. Io gli racconto quello che sta accadendo e lui si mette a ridere così forte che la sua risata echeggia nella piazza.
Non mi resta che indossare gli abiti che mi sono stati dati, almeno non resterò nudo, poi il canto riprende. Mi incammino verso l'altare di pietra, scoprendomi a cantare scimmiottando la voce di quel pallone gonfio di merda di LuciAno Pavarotticulo.
Mentre passo fra gli adepti di questa strana religione, tutto mi torna alla mente. Dall'alto della tavola liturgica tutto mi è chiaro e riconosco la setta a cui appartengo e di cui sono il sacerdote: la congrega dei Druidi Pinguini.
Bagnato dal sudore, in qualche modo vengo riportato alla realtà fuori dal sogno, o dall'incubo che sia, e mi sveglio: al polo sud!
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