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In pizzeria

Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque

In pizzeria


Il gancio è fra le undici e mezzanotte da "Ciccio", una vecchia conoscenza che ha aperto una pizzeria appena fuori città, il locale non è male, il cibo è commestibile ed anche la birra che servono è di marca. Dart, Huna ed io ci andiamo spesso, un po' sul tardi, per essere sicuri che il posto sia libero da famiglie con bambini piantagrane ed anziani cazzoni con mille pretese.
Ogni tanto Dart ed io ci improvvisiamo camerieri con il benestare di Ciccio, e serviamo il tavolo di qualche figlio di puttana che rompe i coglioni . Con grembiule e block notes ci presentiamo ai tavoli, e guardiamo dritto negli occhi le teste di cazzo affamate. Prendiamo l'ordine poi ci rechiamo in cucina e prepariamo personalmente i piatti più semplici, quelli più elaborati li modifichiamo con scraci, caccole nasali e peli di culo dopo che il cuoco li ha tolti dai fornelli. Con fare servile ed aggraziato li serviamo augurando il buon appetito dopo il primo boccone, generalmente il cliente è conquistato e Ciccio lo rivede puntualmente il sabato o la domenica prossima. Personalmente ho superato me stesso il giorno in cui ho levato dai coglioni un bastardo della Finanza che pretendeva di mangiare senza pagare. La sua tecnica era semplice me efficace, prendeva un aperitivo chiaccherava con Ciccio per qualche minuto raccontando di come nei giorni precedenti aveva dovuto chiudere un locale nonostante il proprietario fosse in regola, qualcosa non quadrava nei registri. D'altronde errare è umano. Poi si sedeva ed ordinava un vino d'annata, un pasto completo, il dolce ed il caffè. Si alzava, si avvicinava alla cassa, tracannava un amaro poi salutava ringraziando e andava via. Gli ho visto fare il giochetto almeno una mezza dozzina di volte. Poi ho parlato con Ciccio. Ho cominciato a servirlo personalmente, niente sputi o peli o insetti nel cibo. Lassativi. Ho cominciato con un buona dose nella bottiglia di vino che preparavo prima del suo arrivo. Una volta stappata ed edulcorata la buta, la richiudevo con maestria curando l'etichetta che conservavo intatta. La prima sera il lassativo fece effetto a casa. Così dovetti esagerare con le dosi, ma l'effetto era sempre troppo tardivo. La volta successiva decisi di aggiungere alla dose quadruplicata di lassativo anche il piscio che avevo conservato per due giorni.
Ho ancora vivido il ricordo di Ciccio che spargeva la segatura sotto il tavolo e spruzzava un deodorante spray alla lavanda per togliere il puzzo di merda che si era propagato per il locale, mentre Dart, Nico ed io ghignavamo come dei pazzi. Inutile dire che non è più tornato il rottinculo.
Nico è un vecchio amico, ci conosciamo da quando siamo gagni, lui ha meno anni di Dart e di me, ma sin da piccolo stava con i più grandi e di conseguenza ha sempre girato con noi. Noi quattro siamo un po' come una famiglia, dei sopravvissuti. Con alle spalle genitori incapaci e falliti, che convivono per abitudine morendo ogni giorno nello squallore di un litigio o di una scopata extra coniugale.
La famiglia di Dart è l'esempio di come ci si possa far male per un'intera vita. Suo padre dorme vestito sul divano in cucina da quasi dieci anni, sua madre vive baraccata nella camera da letto e non esce quasi mai. La loro unica figlia, Faith, soprannominata "Holy Hole" (Buco Sacro), è all'ultimo anno di Liceo ed è un'eroinomane persa, se la sono scopata tutti e dà via l'unica parte che ancora le rimane poco sfondata, il culo, per trenta-quaranta carte al massimo per pagarsi la roba. Alcune voci raccontano che suo zio le ha tolto la verginità quando lei aveva appena dieci anni e che suo padre non ha creduto alle parole di sua figlia per non litigare con il fratello. Dart era troppo piccolo per capire, ma una volta cresciuto tutto gli è stato chiaro. Oggi suo zio è ricoverato in un istituto per anziani, non può camminare e non può più parlare, qualcuno l'ha aggredito una sera mentre tornava a casa e l'ha ridotto così. Il danno comunque era stato fatto e per la piccola Faith la strada era stata tracciata. Dart ed io non parliamo mai di questo, viviamo come se non avessimo passato. Non so se è la cosa giusta da fare, ma sappiamo entrambi che è meglio così.
Quando arriviamo da Ciccio, Huna e Nico sono seduti e stanno già mangiando, e questo mi fa incazzare. Dart mi dà una pacca sulla spalla e mi dice di restare calmo, io abbozzo un sorriso. Entriamo. Nico alza il pollice, Huna sorride senza convinzione, so di aver interrotto qualcosa di più di una cena e la faccia di Ciccio me lo conferma. Comunque Dart ed io ci sediamo ordiniamo due birre scure e due pizze ai quattro formaggi, ma io non ho fame. Ciccio mi fa cenno di andare in cucina e mi racconta di come abbia visto Nico infilare mezzo metro di lingua nella bocca di Huna mentre erano in bagno.
Non sono certo che il dolore che si propaga nello stomaco sia rabbia, ma se non lo è si avvicina molto. Huna può prendere tutti i cazzi che vuole, non le ho mai impedito di farlo, ma esistono delle regole da rispettare, fra noi quattro non si fanno puttanate del genere.
Torno al tavolo e con fare allegro sollevo il boccale di Guinnes e lo rovescio sulla testa di Nico che non fa una piega. Huna non si muove, ma una lacrima comincia a colarle sulla guancia disfando il trucco. Poi mi alzo e mi reco verso l'uscita. Dart si avvicina a Nico e gli sussurra nell'orecchio: "Sei un vero stronzo!"
Metto in moto la Suzuki, Dart sale ed andiamo via.






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