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Scritti pagani > Canti di isolamento
ISTANBUL
(1990)
La Vedemmo In Settembre
Nel Tardo Pomeriggio
Ergere In Mezzo Alla Luce Del Sole
Imporsi Nella Sua Veste Migliore
Le Sue Moschee
Riflesse Nel Bosforo
L’Odore Del Pesce Fritto
Sui Nostri Abiti
Mostrò D’Essere Ospitale
Ci Concesse Il Meglio Di Se Stessa
Ricordo Santa Sofia
Come La Cosa Più Bella
Fummo Rapiti Dalle Arti Arabe
E Dalle Strade Lunghe E Strette
Che Andavano Intrecciandosi
In Discese E Salite
Potevamo Appropriarci Di Ogni Cosa
Dei Suoi Mercati
Della Sua Terra
Della Sua Gente
Non Nascose Le Sue Ricchezze
Nemmeno La Sua Povertà
Le Sue Miserie
E Le Sue Polveri
Ancora Posate Sui Nostri Cuori
Che Istanbul Rubò Per Sempre
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