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Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque
Jay
Jay, l’amico fidato di Norman alias Budda, mi contatta dopo qualche giorno e mi dà appuntamento in un caffè del centro. Ci vado con Faith, e per l’occasione ci comperiamo qualcosa da vestire.
Due ragazzi sulla trentina, sono seduti davanti ad una tazza di tea e ci fanno un cenno di saluto, sono Jay ed il suo compagno Robin. Entrambi vestono in completo blu, Jay porta i capelli corti con una barba sottile ben curata, Robin ha capelli lunghi sciolti sulle spalle.
Notiamo subito una certa classe nel loro modo di esprimersi come nei movimenti, e un po’ questo ci mette a disagio. D’altronde Faith ed io proveniamo da un mondo completamente diverso, spero che l’odore acre che ci portiamo dietro non si noti troppo.
Jay mi illustra il suo progetto: “…una libreria sulla sponda destra del fiume, solo scrittori emergenti provenienti da ogni parte del mondo, con storie vere da raccontare, con nuovi pensieri, tali da far riemergere dalle tenebre questa città.”
Le sue parole mi piacciono subito, noto dentro di me un interesse che prima era latente e l’entusiasmo si trasforma in eccitazione. Faith è contenta per me, ed in quell’istante ci rendiamo conto di quanto possa essere bello vivere.
Jay e Robin sono due bravi ragazzi, sento che andremo d’accordo.
Ogni giorno in ogni luogo della terra, la vita nasce ed appassisce, non ci è stato concesso molto tempo, non ci è stato promesso nulla. Ho avuto la fortuna di nascere nella parte giusta del globo terrestre e non voglio sprecare il tempo che mi resta.
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