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Notte

Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque

Notte


Non credo negli uomini tutti d'un pezzo. Mi dà l'idea che siano un blocco di stronzi cagati con non poca difficoltà.

Sono circa le tre del mattino, mentre sonnecchio su di una sedia davanti al tv acceso, sento dei rumori come di vetri rotti, provenire dalla stanza accanto. Due della squadra stanno dandosele alla grande. C'è del sangue sul pavimento, e forse anche un dente. Mick ed io cerchiamo di intervenire per separarli, non per il loro bene, ma per il nostro, perché nel caso di un provvedimento disciplinare può rimetterci tutta la squadra. Afferro uno dei due per le braccia urlandogli di stare calmo, lui dimenandosi mi dà una gomitata.
Cazzo che male!
Allora io mi incazzo e gli rifilo una cartone sui denti e vado giù di cazzotti. La baruffa prima limitata a due elementi diventa una rissa. Alla fine non ne possiamo più delle mazzate e ci calmiamo, lasciamo perdere ed ognuno torna al suo angolo proprio come dei pugili sconfitti. Scopro che i due hanno litigato per una minchiata allora mi girano i coglioni ed esco a farmi un caffè.
Una leggera pioggerellina cade sulla città addormentata e l'odore di pioggia misto allo smog mi fa venire il voltastomaco. Entro nel solito bar aperto tutta la notte. Incontro i soliti tizi che non prendono sonno o, che come me, lavorano di notte. Due puttane economiche mi fanno l'occhiolino e scoprono la camicetta fecendomi intravedere un paio di tette siliconate. Mi tolgo il guanto della mano destra e faccio loro il gesto del dito medio, la loro risposta è un vaffanculo secco pronunciato a voce alta. Finisco il mio caffè e torno al mio lavoro. Sulla strada compero il solito quotidiano con le solite notizie deprimenti del giorno prima, a cui hanno solo cambiato il nome dei luoghi e della gente. Mentre rientro ho un brivido, sento la vita scivolarmi via e mi chiedo sinceramente cosa cazzo ci faccio al mondo.



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