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Refettorio

Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque

Refettorio


E’ l’ora di pranzo.
Dopo quello che ho passato questa notte non ho proprio voglia di mangiare.
Devo farlo comunque, qui dentro fai presto ad ammalarti e morire per una fesseria non curata. Il cibo ha sempre lo stesso gusto, di qualunque colore esso sia. Confido nell’acqua, le bottigliette sono sigillate come lo yogurt, anche se scaduto.
Mi metto a sedere da solo, ma presto al mio tavolo si aggiungono altri, tra di essi c’è anche il ciccione e si siede proprio accanto a me. Mi sorride e mi passa il suo dolce, uno dei presenti ridacchia e Budda (presumo lo chiamino così per via della sua mole), gli ficca una forchetta nella mano. Accusa il colpo e fa una smorfia di dolore, mo non urla, sa che potrebbe pentirsene ed io so bene come, sempre che non ci sia già passato.
Mangiamo in rigoroso silenzio, non è una prigione, è un monastero.
Sto espiando le mie colpe.
Ho smesso di credere in un qualunque dio e non comincerò a pregare adesso, ma non credo di riuscire a sopportare un’altra notte così.

Budda mi ha permesso di appendere il poster di Johnny Depp, tutto pur di compiacerlo, naturalmente. Usa anche il mio spazzolino, è inutile dire che io non lo tocco più. In cambio mi rifà il letto.
E’ gentile.
Se potessi gli taglierei i coglioni e li darei da mangiare al gatto che bazzica la cucina. Il mio odio traspare come l’incandescenza di un ferro arroventato, ma lui non ci fa caso.
Sa che non ha nulla da temere da me.
E lo so anch’io.



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