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Rivedo Faith

Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque

Rivedo Faith


Sono le 9:34.
Mio fratello è venuto a prendermi, mi aggiorna sulle ultime novità. Mia madre è sempre fuori casa e difficilmente ritornerà da suo marito, qualcuno mi ha cercato dal mio ex ufficio, Huna ha chiamato un paio di volte per sapere come mi andava.
Tutto qui.
D’altronde ho tagliato un po’ con tutti.
Devo un sacco di grana a mio fratello per questi mesi in cui si è occupato di Faith e delle mie cose, mi rassicura a riguardo e mi dice di non preoccuparmi. A proposito di Faith, nonostante si sia ripresa ed apparentemente non abbia nulla, non sta bene, è sempre molto debole. Si è sparata tanta di quella roba in corpo, che ha dell’incredibile il fatto che sia ancora viva. Ha bisogno di qualcuno, sempre. Ora che sono nuovamente in circolazione mi occuperò io di lei.
Faith, ho pensato così tanto a lei mentre stavo dentro, è stato ricordare la sua sofferenza a farmi superare i momenti difficili.
Mio fratello mi lascia sotto casa, mi telefonerà in serata per sapere se mi serve qualcosa, poi mi augura una buona giornata. Non prendo l’ascensore, ho un sacco d’energia in eccesso da smaltire, mentre salgo le scale con un certo entusiasmo incrocio uno degli inquilini che mi guarda di storto e non fa cenno di salutarmi, non posso certo biasimarlo. Infilo la chiave nella serratura ed apro la porta. I quaranta metri quadri di monolocale sono stati rinnovati da una tinta giallo antico ed anche la disposizione dei pochi mobili è cambiata, sembra ci sia più spazio. La sensazione di fresco e di pulito danno l’idea del nuovo, e la cosa non può che farmi piacere.
Faith mi viene incontro. Si è tagliata i capelli e si è anche truccata un po’, porta un abito corto chiaro ed un paio di scarpe molto femminili. Lentamente mi si avvicina e mi abbraccia forte, poi prima di baciarmi dice: “Dio, quanto mi sei mancato!”
Le lancette dell’orologio girano svelte ed il nostro tempo corre, non potendo fermarlo ci godiamo quei pochi secondi che riusciamo ad afferrare, stretti l’uno all’altra, come due animali in letargo mentre aspettano la primavera.



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