Menu principale:
Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque
Sabato
Una sudicia abitazione sul ballatoio in uno dei quartieri schifosi della city. Quando Mick ed io entriamo nella stanza l'odore di morte ci penetra nelle narici. Indossiamo tute di carta usa e getta, e maschere con filtro, ma non basta. Il bastardo, disteso sulla rete metallica senza materasso, è in putrefazione da parecchio. Il calore infernale di una stufa elettrica ancora accesa al centro della stanza, ha sveltito il processo di decomposizione. Guardo con avidità il relitto, il suo cranio ha più vermi che carne. Diamo un'occhiata alla sua faccia, dai lineamenti parrebbe un magrebino. Il medico legale conferma. Penso che non ce ne frega un cazzo di niente di quale nazionalità sia questo ammasso di carne marcia. Per noi è soltanto un sacco di merda da impacchettare, e vogliamo farlo il più in fretta possibile.
Cerchiamo di rimuoverlo. L'odore di morte si fa più forte, Mick corre di fuori a dare di stomaco ed io faccio altrettanto. Torniamo dentro e afferriamo il fottutissimo corpo dell'arabo, io per le gambe e Mick per le lunghe braccia. Lo tiriamo su. La pelle del culo si strappa e rimane attaccata alla rete, Mick ed io ci guardiamo ed adagiamo il cadavere sul pavimento, poi lo avvolgiamo in un nylon trasparente, lo deponiamo in una cassa di legno grezzo che riutilizziamo ogni volta. Carichiamo la cassa sul furgone ed è finita.
Proprio un lavoro di merda questo!
Menu di sezione: