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Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque
Un mercoledì pomeriggio
Nel primo pomeriggio ci chiamano per un cadavere che marcisce da venti giorni in un appartamento di una via fuori mano dietro alla stazione. Benchè il morto stia otto piani più in alto la puzza di marcio si sente anche in strada.
Quando entriamo in casa, a parte l'odore, notiamo la quasi totale assenza di mobili. Le stanze sono piene di carta, quotidiani di almeno dieci anni prima e riviste di vario genere, alcune anche porno. Dai soffitti pendono dei rosari e alle pareti spiccano crocefissi in legno scuro. Lui, il cadavere, è in ginocchio con le braccia distese davanti a sé, in mano ha una pistola di piccolo calibro. Un graduato molto giovane, con un fazzoletto davanti a naso e bocca, ci chiede di consegnargliela. Ci passa un sacchetto di nylon trasparente e noi eseguiamo, sul pavimento ci sono dei soldi, parecchi, macchiati di sangue.
Il morto è nudo, come quasi tutti gli altri che abbiamo raccattato negli ultimi anni. Non conosco il motivo di questo, né lo comprendo. Ad esempio lo scorso mese, un tipo stava mangiando con la sua famiglia e verso la fine della cena, ha chiesto scusa, si è alzato ed è andato in camera da letto, si è denudato e si è sparato in bocca con un fucile da caccia. Perché cazzo si è spogliato? Me lo chiedo anche adesso. L'ammasso di carne che stiamo cercando di rimuovere, ha un buco in testa. Il liquido nero che ne fuoriesce è misto a cose che si muovono come impazzite. Faccio fatica a trattenere il vomito e cerco di non pensare allo stipendio che mi danno per fare questo, altrimenti mi incazzo e mando tutti affanculo andandomene. Una volta che il morto è nella cassa lo portiamo di sotto a spalle per tutti gli otto piani. Cazzo! Ci sderena la schiena, ma alla fine ce la facciamo. I due poliziotti sono accanto alla loro auto con il lampeggiante ancora in funzione per fare scena. Mi avvicino a uno di loro. Anche lui ha qualcosa davanti alla bocca per resistere all'odore. La sua faccia è tirata, ha l'aria di uno che vede queste cose per la prima volta. C'è da capirlo, poveraccio.
Mi avvicino a lui e gli parlo.
"Se qui abbiamo finito, ce ne andiamo. Ho voglia di farmi un hamburger."
Il pulotto comincia a fare una faccia strana ed ha un conato di vomito, io mi volto e con un sorrisetto bastardo salgo sul furgone.
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