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Un mese più tardi

Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque

Un mese più tardi


Oggi mi cambiano di cella.
Prima stavo con altri quattro detenuti. Dormivamo a turno, perché c’erano solo tre letti e due brande. Nelle brande è impossibile addormentarsi, fa freddo, non c’è riscaldamento. Il cesso è al centro della stanza, e devi fare i tuoi bisogni mentre gli altri ascoltano tutto e annusano i tuoi odori. Tutto questo porta a dividere la tua intimità con gli altri. Non voglio che i miei compagni di prigionia diventino la mia famiglia, altrimenti tutto sarà inutile.
Dal muro stacco il poster che ho appeso di Johnny Depp, lo ripiego e spero di poterlo appendere dove andrò. Lo spazzolino, il dentifricio ed il rasoio li metto nella borsa di plastica. Ho con me due coperte ed il cuscino.
Vengono a prendermi.
Cammino dritto davanti a me, mentre gli altri detenuti mi deridono e mi chiamano “Lolita”. Francamente non capisco cosa possa significare, e quando lo chiedo al secondino, quest’ultimo abbozza un sorrisetto crudele.
Credo di essere nella merda.
La nuova cella è vuota, ci sono due soli letti. Un lavandino sporco nella parete di destra ed un buco nel pavimento che manda un fetore orrendo.
Ho ancora undici mesi da fare qui dentro.
Dico a me stesso che passeranno in fretta.
Passeranno in un lampo.
E sono pieno di speranze mentre penso questo.




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