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Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque
Una sera, a metà settimana
Io mi regolo così.
Quando vedo qualcuno alla guida di una Mercedes so per certo che quello è un maledetto figlio di puttana e bastardo. Io non potrei mai comperare una Mercedes.
Non potrei nemmeno permettermela.
Mi piacciono le donne che vestono male, non mi faccio problemi a svestirle immediatamente. E' il caso di Irina, una ragazzetta che ho conosciuto in un locale ibrido, a metà fra un ritrovo d'artisti ed una birreria con poche pretese di esserlo. Irina veste in un modo veramente orrendo. Porta gonne lunghe colorate e maglioni di due taglie più grandi, scarpette tipo <mia nonna non le vuole più, allora me le metto io>, un giaccone da marinaio scuro a cui mancano volutamente dei bottoni, lei dice che fa <freak>, a me invece fa cagare. Comunque, siamo in questo locale, il Metrò, seduti uno accanto all'altra, mentre guardiamo un concerto degli ALCOVE*, un duo formato da voce e tastiere. Non l'avrei nemmeno notata se non si fosse tirata su la gonna per sistemarsi le auto reggenti. Lei si accorge che l'ho notata, così mi ammicca un sorrisetto e mi chiede scusa, ed io: <…fai pure, anzi, quando ti capita di rifarlo avvertimi.> Lei ridacchia e da quel momento si instaura un feeling niente male. Le offro una scura, lei si accende una sigaretta e mi racconta qualcosa di sé. E' una studentessa dell'Artistico, ed ha diciassette anni. Poi il rumore si fa insopportabile per una conversazione ed allora le chiedo di uscire, lei ci pensa su, poi saluta le amiche con cui è uscita ed andiamo fuori. Sono appena le undici, così le chiedo se vuole ascoltare un po' di musica su da me e lei accetta. Facciamo la strada a piedi, il mio appartamento non è lontano dal Metrò.
Una volta in casa, metto nel cd, ad un volume decente, TIN DRUM dei Japan. Mi faccio un tramezzino e ne preparo uno anche per lei, poi stappiamo due Kingston al rhum e ci buttiamo sul letto, perché è l'unico posto comodo del monolocale. E' qui che mi accorgo di quanto sia vestita male, così mi avvicino alla sua bocca e le infilo la lingua sorprendendola di brutto. Lei ricambia immediatamente ed allora passo a levarle il maglione. Sotto ha una t-shirt nera corta che le copre giusto le tette, poche in verità. Le sfilo la gonna e soprattutto le chiedo di togliersi quelle scarpe orribili, con tatto però, non voglio andare in bianco. Non porta gli slip, la faccenda si fa interessante. Resta in canotta ed autoreggenti: libidine. Le passo una mano sul pelo e lo sento caldissimo, così mi avvicino con la lingua mentre lei apre lentamente le gambe. Bastano pochi minuti per farla venire, il sapore che mi resta in bocca è delizioso. Tocca a lei, mi slaccia la cintura e tira giù la lampo dei pantaloni, fatica a toglierli perché il pitone è in tiro, così le do una mano. Quando faccio per infilarglielo lei mi ferma e mi dice di essere ancora vergine e tale vuole rimanere, così passa a lavorarmelo di bocca.
La cosa mi scazza un po', me è talmente brava che non mi dispiace più di tanto. Quando vengo, lei ingoia tutto e tirando su la testa mi fa gli occhi dolci. Mi chiede un altro po' di birra, poi rivestendosi mi invita a riaccompagnarla a casa.
L'accontento. Anche perché, nonostante il suo abbigliamento, è una ragazza carina ed ha buone maniere, spero di rivederla ancora.
* In realtà - Alcove - è il nome del gruppo fondato dal sottoscritto nel 1981.
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