Roberto Cortese web


Vai ai contenuti

Menu principale:


Venerdì mattina

Scritti pagani > Diario di un coglione qualunque

Venerdì Mattina.


…sono sveglio da troppo tempo, faccio fatica a tirarmi su ed a muovere i primi passi di questo lento sopravvivere. Volgo lo sguardo all'ambiente in cui vegeto, ed è tutto uguale, sempre.
I soliti rumori in strada.
Non penso a nulla.
Ancora una cazzo di giornata di merda davanti a me. Solo una tazza di caffè può salvarmi la vita.
Sono nudo e vado al cesso, piscio in piedi poi mi siedo per cagare puntuale come uno stronzo svizzero. Il cesso è il mio spazio prediletto perché puzza come la mia vita.
Sacrosanto.
Non riesco a concentrarmi, così mi alzo e vado a rovistare nella libreria, prendo un libro e torno ad appollaiarmi.
Comincio il nuovo giorno sfogliando le prime pagine del - PASTO NUDO - di William Burroughs, un tipo coi controcoglioni, veramente cazzuto.
Un visionario. Un profeta tossico del nostro tempo.
Intrigante.
Paludoso.
Corrosivo.
Cazzo se mi prende!
Faccio scorrere l'acqua per evitare che l'odore di merda salga e mi si appiccichi alla pelle. Alla quarta pagina mollo il libro perché ho finito di depositare il solito mezzo chilo di buoni sentimenti. Non mi pulisco preferendo lavarmi direttamente. L'acqua fredda mi gela le palle.
Posso non mangiare.
Posso non dormire.
Posso non respirare e persino non andare fuori di testa. Ma ci sono due cose che odio: non fare sogni ed uscire di casa con il culo sporco.
Faccio scorrere ancora una volta l'acqua, ma la tazza resta sporca. Cazzo ho mangiato ieri, tartarughe ninja radioattive?
Tu guarda che colore di merda.
Verde!
Okay, uso lo scopettino e scrosto la merda come si fa con le azioni impure quando ti restano inchiodate alla coscienza, ma non è proprio la stessa cosa, perché questa volta lo sporco viene via.
Continuo il supplizio incrociando i miei occhi allo specchio.
Brutta faccia.
Non sopporto la mia faccia al mattino, e neanche dopo. Torno in camera. M'infilo un paio di jeans Schott e mi allaccio le Nike. Fra la roba sparsa sul pavimento raccatto una t-shirt di cotone che a vederla sembra quasi bianca. Annuso se puzza. La metto e copro gli odori superflui con del Drakkar Noire di Guy Laroche che ho cacciato al supermarket, me ne spargo abbondantemente su tutto il fottuto corpo e vaporizzo le ascelle al massimo.
Le mie ascelle contengono un tasso così alto di corrosività da fare invidia a quegli insetti stronzi della quadrilogia di Alien.
Vado in cucina e metto dell'acqua a bollire per il caffè.
Apro il frigorifero e prendo una coscia di pollo crudo, prendo anche la salsa al Rhum. Apro il barattolo della salsa e ci immergo la carne, do un paio di morsi e spalancata la finestra vomito giù nella strada.
Guardo di sotto.
La città è uno schifo. Vedo tutti quei piccoli scarafaggi neri intenti a spostarsi da un luogo all'altro. Fra non molto anche io dovrò aggiungermi a quella massa di coglioni vaganti e mi chiedo cosa mi spinge ad alzarmi tutti i giorni per condurre questo scherzo di vita. Dovrei ammazzarmi. Dovrei curarmi. O forse semplicemente fuggire. Cosa che probabilmente farò, una volta o l'altra.
L'acqua è sufficientemente calda. Bevo il caffè. Non so che ore sono. Immagino sia tardi. Devo andare.
Mi sono rotto i coglioni di vivere in questo modo.
Non desidero nulla.
Non finisco il caffè.
Non so che cazzo fare.
Penso a Michael Jackson e a quella troia di sua sorella. Dimentico lo Swatch. Prendo la giacca di pelle. Chiudo la porta. Prendo l'ascensore. Non Saluto nessuno, che vadano tutti a farsi sfottere. Il portiere mi chiama e non ho nessuna voglia di ascoltare le sue stramaledette cazzate sul volume della musica che ascolto. Faccio finta di non vederlo e tiro dritto.
Sono in Strada.
Cazzo!
Ho scordato di lavarmi i denti!


Torna ai contenuti | Torna al menu